mercoledì 3 gennaio 2018

THE GREATEST SHOWMAN

di Matteo Marescalco

*recensione pubblicata su Point Blank: http://www.pointblank.it/recensione//the-greatest-showman/

Stati Uniti, metà Ottocento. Phineas Taylor Barnum è il figlio di un sarto che, alla sua morte, lascia il bambino privo di parenti. Per lui, si aprono le porte di una triste infanzia dickensiana, tra piccoli furti e sogni ad occhi aperti. Sì, proprio sogni ad occhi aperti. Perchè se c'è un campo in cui P.T. Barnum eccelle, è proprio quello dell'immaginazione. Il ragazzo inizia a credere nel sogno americano e a percorrere il binario dell'ascesa sociale che lo porterà al traguardo della fama e della ricchezza internazionale. Nato in condizioni poco agevoli, Barnum non ha mai considerato la povertà come un freno al raggiungimento dei propri obiettivi ma, al contrario, come lo stimolo per creare dal nulla la vita che ha sempre sognato. Utilizzando la fantasia per plasmare il suo mondo come un pezzo di creta, colui che sarebbe diventato il più grande showman ed impresario di tutti i tempi si indebita fino al collo per trasformare la sua visione in realtà e riesce persino a risorgere dalle sue ceneri, spingendo sempre il suo sguardo al di là rispetto allo steccato a cui si ferma quello della gente comune.  

mercoledì 27 dicembre 2017

VI PRESENTO CHRISTOPHER ROBIN

di Matteo Marescalco

In seguito ai traumi fisici e psichici causati dalla Prima Guerra Mondiale, lo scrittore teatrale A. A. Milne decide di trasferirsi in campagna e di acquistare una casa nel Sussex, dove va a vivere con la moglie ed il piccolo figlio. Tuttavia, quella di cercare la tranquillità nella campagna inglese è una scelta che va stretta alla moglie che torna in città e lascia soli marito e figlio. In questa rinnovata atmosfera di condivisione tra padre e figlio, Milne inventa le storie di Winnie the Pooh e dei suoi amici e le dà alle stampe grazie all'aiuto di un amico illustratore. L'improvviso successo che lo investe supera anche la più rosea aspettativa. Purtroppo, però, insieme al successo, arriverà anche la cattiva reazione del piccolo Christopher Robin, che non accetta bene il fatto che quel gioco privato con il padre si sia trasformato in un fenomeno mondiale.

Chi ha amato (e continua ad amare) il dolce orsacchiotto portato sullo schermo da Walt Disney difficilmente crederebbe ad una tale fiaba dell'orrore qual è Vi presento Christopher Robin. Dietro il sorriso di Christopher Robin si annida l'amarezza del padre scrittore, sopravvissuto ad una guerra che lo ha segnato fisicamente e, soprattutto, mentalmente, incapace di dare amore al figlio e di rapportarsi normalmente con lui. Tutt'altra realtà, a sua volta, si cela dietro il successo planetario di Winnie the Pooh ed è quella dell'infanzia di un bambino divorata dalla paura di non esistere e di essere ricondotto a vita al personaggio che appare nelle storie del padre.

La costruzione di questa fiaba oscura è assai didascalica e priva di punti di svolta degni di nota. La narrazione procede spedita ma sottotono senza essere mai in grado di evolversi e di catturare l'attenzione dello spettatore che, per tutta la durata del film, sembra assistere semplicemente ad una seduta dallo psicoterapeuta. La struttura del racconto è divisa in due parti: una dedicata al ritorno di Milne dalla guerra e alle difficoltà dello scrittore nel recuperare la sua vita sociale e familiare ed una incentrata sulla collisione tra il mondo immaginario creato da padre e figlio ed il gelo materno e paterno che avvolgono il piccolo Christopher Robin nei rapporti quotidiani.

Dietro le quinte sul successo di Winnie the Pooh, Vi presento Christopher Robin pone l'attenzione
sulle difficoltà incontrate da Milne jr. nel corso della sua vita, alle prese con uno dei primi fenomeni massmediatici della storia, facendo pressione sul versante drammatico della vicenda. Il problema di cui risente il film risiede in una certa programmaticità di fondo. Ogni cosa è mostrata e spiegata nel corso di un racconto che fatica a muoversi tra i vari generi che abbraccia e che finisce per essere una grossa occasione persa.

domenica 24 dicembre 2017

COCO

di Matteo Marescalco

L'obbligo di questo Natale sarà quello di portare i più piccoli al cinema a vedere Coco, l'ultima fatica Pixar. Una robusta narrazione è più che sufficiente a conquistare completamente la fiducia degli spettatori più giovani. Un racconto intessuto di colpi di scena e dotato della straordinaria capacità di far commuovere, e quindi di smuovere l'animo della platea, sottolinea tutta la propria competenza a coinvolgere l'emotività e ad innestare quanto narrato nella mente e, soprattutto, nel cuore. 

Nel Messico contemporaneo, Miguel è un ragazzino con il grande sogno di diventare musicista. Tuttavia, fa parte di una famiglia che, da svariate generazioni, si occupa della produzione di scarpe. E quello sarà anche il destino di Miguel, ostacolato dai suoi cari anche perchè la musica è stata bandita dalla sua famiglia, da quando la trisavola Imelda fu abbandonata dal marito chitarrista e costretta a crescere da sola la piccola Coco, adesso anziana ed inferma nonna di Miguel. Durante il Dia de Los Muertos, però, il ragazzino, stanco di dover rispettare quel divieto, ruba una chitarra da un sepolcro e si ritrova ad oltrepassare magicamente il ponte tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Miguel sarà catapultato in un universo parallelo di colori arancionati ed organizzato come la mente di Inside Out. L'incontro con il truffaldino Hector lo porterà a stretto contatto con un'impensabile verità sulla sua famiglia. 

Il fatto che Coco esplori il grande rimosso della cultura occidentale, ovvero l'idea della morte, si aggiunge al coraggio che ha portato la Pixar ad "uccidere" uno dei personaggi principali già nel prologo di Up e a realizzare un film animato principalmente per bambini praticamente muto come WALL-E. A differenza del villaggio cui appartiene, Miguel, nel suo viaggio reale, compie un percorso attingibile all'interno del mondo dei morti, dove a narrare di ricordi e di memoria sarà proprio l'oltretomba coloratissimo. Coco parla di vita e di morte, dell'importanza del ricordo e della memoria ma anche della necessaria esigenza di bilanciare passioni individuale ed organizzazione collettiva, nell'ambito di tradizioni ed usi che non vengano mai trattati come semplici legacci ed imposizioni ma semplicemente come background all'interno del quale crescere e sviluppare il rispetto per gli altri. Insomma, tenendo quindi in considerazione millenari costumi e spinta alla modernizzazione culturale. 

E, ancora una volta, come in Up e in Toy Story, a farla da padrone è soprattutto il mistero del tempo che passa, la necessità di evolversi e di cambiare, grazie alla forza di amore e sentimenti che, nel caso della Pixar, non sono mai deboli ricette astratte ma sentimenti puri da cercare e conquistare affrontando un percorso classico irto di difficoltà e traumi. Con la certezza, però, dell'affetto delle persone a noi più care.

L'ORA PIU' BUIA

di Matteo Marescalco

*recensione pubblicata su Point Blank: http://www.pointblank.it/recensione//lora-piu-buia/

Movimenti rozzi ai limiti della goffaggine, Hamburg in feltro, sigaro e panciotto. Indubbiamente, Winston Churchill è stata una delle figure preminenti nella storia dell'iconografia europea del Novecento. Caratteri che, con l'ausilio dei continui mumble mumble e di una voce profonda ed aggressiva che graffia i timpani, hanno inevitabilmente attirato l'attenzione di un attore consumato e spesso sottovalutato come Gary Oldman, chiamato a (ri)portare in vita le vicende del primo ministro del Regno Unito nel Maggio 1940, l'ora più buia che il popolo inglese dovette affrontare in vista di una riscossa che avrebbe poi provocato la disfatta dei regimi totalitari.

Joe Wright pone il suo stile gonfio di classicità al servizio di un prologo teatrale: come il pubblico a teatro, lo spettatore cinematografico assiste allo schiudersi delle tende della privacy sulla vita di Churchill, accecato dalla luce di Londra, in preda ad un'abbondante colazione e a tessere la tela di innumerevoli trame diplomatiche. E noi, con il favore di una luce di caravaggesca memoria, perquisiamo gli oscuri anfratti percorsi dal primo ministro, il dedalo di uffici sotterranei, osserviamo i processi in Parlamento animati da drammi e sotterfugi e compiamo in metropolitana un viaggio verso Buckingham Palace con lo stesso stupore causato dalla vista di Churchill in mezzo ai pendolari.

*continua a leggere su Point Blank: http://www.pointblank.it/recensione//lora-piu-buia/

venerdì 22 dicembre 2017

TOP 10+1 DEL 2017

di Matteo Marescalco

Fine anno. Ancora una volta, tempo di classifiche. La Top 10+1 include film la cui prima proiezione italiana (nell'ambito di festival o rassegne) è avvenuta nel corso del 2017 e non implica che il film sia effettivamente uscito in Italia durante l'anno. I titoli in classifica sono in ordine sparso.

THE SHAPE OF WATER di Guillermo del Toro
Opera della maturità per Guillermo del Toro, vincitore del Leone d'Oro all'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia con questa straordinaria fiaba sulla principessa senza voce. Dopo Il labirinto del fauno, del Toro fonde nuovamente fiaba e realtà regalando agli spettatori un dramma d'amore di rara potenza. Omaggio al dispositivo cinematografico, ai monster movies della Universal, fuga da una realtà ordinaria che uccide e che colpisce per i segreti che nasconde, The Shape of Water spinge lo sguardo verso un universo soltanto immaginato, ma non per questo privo della possibilità di esistere. Senza dubbio, è stato il nostro film preferito del 2017. Arriverà nelle sale italiane il 14 Febbraio 2018. 

BORG MCENROE di Janus Metz
Finale di Wimbledon del 5 Luglio 1980. A sfidarsi sono Bjorn Borg e John McEnroe. L'iceberg svedese e il ragazzaccio americano. Il più archetipico dualismo western infiamma il campo da tennis e restituisce agli spettatori una delle partite più iconiche di tutti i tempi. Durante l'arco del racconto, lo sport rimane un elemento marginale che, piuttosto, scandisce la forma del film: un magistrale gioco di diritti e di rovesci che mantiene con il fiato sospeso e restituisce l'intensità di una costruzione in tre atti da manuale. Niente di particolarmente sofisticato ma soltanto l'attenta struttura di un film dallo svolgimento classico che ha saggiamente puntato tutto sullo sviluppo di un'ottima sceneggiatura.

RYUICHI SAKAMOTO: CODA di Stephen Schible
Compositore multiforme e dagli interessi svariatissimi, Ryuichi Sakamoto è l'assoluto protagonista di questo documentario presentato all'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Suggestivo e ricco di spunti, Coda riesce a cogliere il momento dell'atto creativo del compositore orientale. Pur non avendo uno schema drammaturgico netto, il documentario colpisce per la propria delicatezza nell'evitare ogni agiografia. Una perla da non lasciarsi scappare!

AUTOPSY di Andrè Ovredal
Efficace thriller presentato a Toronto nel 2016 ed arrivato in Italia a Marzo 2017, osannato da Stephen King e Guillermo del Toro. Il cadavere di una ragazza sconosciuta viene ritrovato in un seminterrato in seguito ad un omicidio. Il corpo della donna è perfettamente conservato all'esterno ma all'interno presenta una serie di elementi che farebbero pensare a torture e ad indicibili violenze. Costruito in un unico ambiente chiuso e nel corso di una notte, Autopsy è un ottimo esercizio di stile sulla costruzione del terrore. La presenza di numerosi jumpscares non inficia mai la coesione del racconto e le veloci dinamiche della narrazione.

THE WAR-IL PIANETA DELLE SCIMMIE di Matt Reeves
Terzo episodio della trilogia reboot dedicata al mondo del pianeta delle scimmie. Al timone, questa volta, c'è Matt Reeves, padre di Cloverfield. Vero homecoming dell'anno, The War compie un viaggio lungo il cinema, alla ricerca di un futuro (e di una nuova casa/dispositivo) da garantire ai suoi corpi iconici, regalando una storia di ammaliante potenza archetipica. Raccontando tenebre e fantasmi di ogni cuore, senza mai dimenticare la forza che le emozioni rivestono nell'ambito delle narrazioni popolari condivise. 

GET OUT di Jordan Peele
I nomi di James Wan e Jason Blum hanno caratterizzato pressochè ogni prodotto horror che negli ultimi anni è riuscito ad attirare l'attenzione di critica e di pubblico, portando a casa eccellenti consensi. Ancora una volta, nel caso di Get Out tocca a Jason Blum. Piccolo film indipendente, diretto da un noto attore comico americano, Get Out si sviluppa sul binario della satira horror. Una ragazza bianca presenta il proprio fidanzato nero alla famiglia dalla mentalità progressista (che vota Obama). Ne accadranno delle belle. Tutti ne hanno parlato e lo hanno lodato. E' decisamente arrivato il momento di (ri)vederlo!

FAST AND FURIOUS 8 di F. Gary Gray
L'ottavo episodio di una delle maggiori saghe del cinema americano contemporaneo è anche il miglior blockbuster dell'anno. Adrenalinico e totalizzante, in grado di prendere per il collo lo spettatore e trasportarlo in un vortice di dinamismo senza pari. Già il settimo capitolo (diretto da James Wan) dimostrava una consapevolezza di sè che è totalmente sconosciuta a molti film mainstream e riusciva a riflettere sulle modalità attraverso cui le tecnologie digitali hanno mutato la percezione dello spettacolo analogico. Non lasciatevi traviare dall'idea di spettacolo becero del brand Fast & Furious. Il settimo e l'ottavo capitolo meritano davvero la vostra attenzione!

Al netto della straordinaria bellezza di Coco di Lee Unkrich, in uscita nelle sale nei prossimi giorni, la nostra attenzione è stata stuzzicata da altri due prodotti di animazione. Baby Boss della Dreamworks e Lego Batman. Il primo è una commedia dirompente che alterna sequenze classiche in CGI a scene bidimensionali che rappresentano gli slanci immaginativi di uno dei personaggi protagonisti. Ottimo per qualità e dettagli dell'animazione ma anche per trovate narrative. Il secondo narra le avventure di un Batman triste e solitario, all'interno di un racconto che pullula di richiami ad altre pellicole. Prodotto geniale da gustare sotto le feste!

SPIELBERG di Susan Lacy
Presentato all'ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, Spielberg è un documentario targato HBO e dedicato al maggiore storyteller del cinema americano contemporaneo. Che dire? Nulla di nuovo sul fronte Spielberg. Si tratta di un lungo percorso di 2 ore e mezza che catapultano lo spettatore nell'immaginario spielberghiano, che analizza il suo narrare per immagini e le tematiche dei suoi film, spingendo verso un loro inevitabile rewatch. 

RITRATTO DI FAMIGLIA CON TEMPESTA di Hirokazu Kore'eda
Presentato a Cannes 2016 ma arrivato in Italia a Maggio 2017. Lo scorrere del tempo al cinema non è mai stato così dolce e malinconico come in questo film di Hirokazu Kore'eda. Due ore di vita sviluppate con la naturalezza di un qualsiasi evento quotidiano che coinvolge e stupisce. Ritratto di famiglia con tempesta è un film alle prese con lo scarto tra illusioni e sogni infantili e cambiamenti irreversibili dell'età adulta, quando si fa i conti con il proprio passato sperando di non restare delusi ma consapevoli del fatto che è quasi impossibile realizzare le aspettative della propria fanciullezza.

MASTER OF NONE 2/MINDHUNTER di Aziz Ansari/David Fincher
Dev Shah è un master of none: capace in tutto, maestro di niente. L'oggetto della serie tv di Aziz Ansari è la vita di un ragazzo di una trentina d'anni che cerca di trovare un equilibrio tra la vita sentimentale, le amicizie, l'ambizione, la famiglia e il proprio lavoro. Ansari laura sulle debolezze, le paure e i punti di forza della sua generazione. E lo fa costruendo un forte discorso che fa leva sulle questione di genere e razza, sempre con grazia e leggerezza, attraverso una scrittura simile a quella di Woody Allen. Di sicuro, la seconda stagione è stata il nostro colpo di fulmine dell'anno insieme a Mindhunter di David Fincher. In questo caso, è meglio parlare poco. Vi resterà più tempo per fiondarvi su Netflix e guardare la serie!